
Sui giornali locali di questi giorni si è potuto leggere l’ennesima notizia di un suicidio. A differenza di altri casi forse più eclatanti, mi è rimasto più impresso e mi ha fatto pensare molto perché mi sono immedesimata: all’incirca la mia stessa età e la stessa situazione familiare. Allora ci si chiede perché una donna , sicuramente sana di mente, deve arrivare ad un gesto così estremo. Non nego di averci pensato qualche volta, ma una cosa sola ti può fermare: l’amore per un figlio. I genitori, se si hanno, sono avvezzi e temprati al dolore, i compagni se ne faranno una ragione e prima o poi una nuova vita e gli amici ti ricorderanno in qualche brindisi. Dopo qualche tempo tutto tornerà alla normalità. Un bambino che perde la madre, a maggior ragione per suicidio, ne porterà il peso per tutta la vita ed ogni sua scelta sarà segnata dell’inspiegabile gesto.
La cosa che più mi rattrista è che l’articolo termina con “…da qualche mese era depressa.” Possibile che nessuno se ne sia accorto? Chi è depresso non mette dei manifesti e non ti telefona per dirti che è malato di depressione. Al massimo manda dei flebili segnali, che in questi tempi di assoluto cinismo e ed esasperato egoismo non vengono colti. A volte basta una parola, un atteggiamento per sollevare anche un pochino il peso opprimente che ha nel petto un afflitto.
Osserviamo un po’ di più i nostri cari e cogliamo i segnali che ci arrivano, per non dover dire tristemente a posteriori :“...soffriva di depressione!”.



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