
In questi ultimi mesi ho sperimentato un nuovo motivo di ansia (mi ci voleva!): l’ansia da torneo. Non è un’apprensione dovuta al fatto di partecipare ad una gara. E’ dal 1991 che ogni anno, con i miei compagni di pallavolo partecipo ad un torneo, ogni volta organizzato in una città differente. Quest’anno, come ho già avuto occasione di scrivere, si gioca ad Alessandria e la mia ansia è dovuta all’organizzazione del torneo. Nel giro delle varie città si era già passati di qui, nel 1998 l’ultima volta, ma allora c’era Riccardo ad occuparsene, è sempre stato un grande accentratore. Riccardo c’è ancora, ma una grave malattia lo ha messo al palo, così siamo rimasti io e Roberto, l’ansiosa e il pacifico: bè, almeno ci compensiamo.
Oltre alle varie preoccupazioni materiali che si possono avere, come le maglie, il palazzetto, l’hotel, il ristorante per la cena di gala e via dicendo, senza dimenticare di cercare di contattare il Sindaco che ci onori della sua presenza per le premiazioni, ci sono i dilemmi legati al gioco. All’inizio della stagione mi sarebbe piaciuto mettere su uno squadrone, per vincere… almeno in casa. Alla fine ci si ritrova sempre la solita dozzina (sporca!!), con qualche anno in più (qualcuno decisamente tanti!) e con i consueti infortuni dell’ultimo momento. La cosa bella è che tutti vogliono giocare e nessuno gradisce la panchina: ci sono quelli della teoria che gioca chi più si è allenato ed altri che vorrebbero mettere in campo chi è più in forma. Le regole sono chiare: in campo si sta in sei, di cui due donne e tre interni (dipendenti A.T.C.).
Marco, esperto organizzatore di tornei sportivi, mi consiglia di stare serena e di cercare di divertirmi. Non è facile, ma ci proverò e spero che tutto vada liscio e si riesca a giocare (e vincere!) con onore.
A lunedì prossimo, per in verdetto.



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